giovedì 15 marzo 2012

i film 20 - La spina dorsale del diavolo

LA SPINA DORSALE DEL DIAVOLO (The Deserter) 
di Burt Kennedy (e Niksa Fulgozi?), con Bekim Fehmiu, John Huston, Richard Crenna, Chuck Connors, Ricardo Montalban, Ian Bannen, Slim Pickens, Woody Strode, Patrick Wayne



Notevole western violento, oltre che inconsueta coproduzione italo-statunitense-jugoslava (com’era nello stile di Dino De Laurentiis), ragione per cui nella versione europea viene accreditato come regista lo slavo Niksa Fulgozi, mentre in tutte le altre Burt Kennedy, regista americano che poi tornerà in Europa per dirigere l’altrettanto riuscito La texana e i fratelli Penitenza.
Il film, come detto, si distingue per un inconsueto tasso di violenza, già a partire dal feroce incipit che vede la moglie del capitano protagonista scuoiata viva con il nostro costretto a darle il colpo di grazia, dal che si può anche capire perché decida di disertare e dedicare la sua esistenza allo sterminio degli indiani, andando a vivere nel deserto insieme a un cane lupo addestrato ad aggredire i pellerossa. Si capisce un po’ meno il suo look alla Sandokan, ma vabbè...
L’ex-capitano ritornerà nelle file dell’esercito quando un generale un po’ beone, interpretato da uno John Huston perfettamente calato nella parte, deciderà di fargli addestrare un reparto di disperati per andare a massacrare gli apaches nel loro territorio, cioè oltre la spina dorsale del diavolo (che è una catena di montagne).
La pellicola, come si vede, ha ben poco di europeo e guarda esplicitamente ai modelli americani, in particolare Sierra Charriba di Sam Peckinpah e soprattutto Quella sporca dozzina di Robert Aldrich, andando in controtendenza rispetto ai prodotti filo-indiani del periodo e adottando un punto di vista sugli apaches poco politicamente corretto e simile al contemporaneo Nessuna pietà per Ulzana, tanto che venne accusata da alcuni critici di razzismo e compiacimento della violenza.



Al di là di queste disquisizioni, che lasciano tutto il tempo che trovano, il film è un solido revenge-western “di missione”, interpretato da un efficacissimo e particolarmente assortito cast internazionale che comprende lo slavo Bekim Fehmiu (recentemente scomparso e doppiato magistralmente da Pino Locchi), per cui la pellicola doveva essere veicolo per una mai nata carriera hollywoodiana, come gran protagonista, tosto e carismatico al di là del look un po’ assurdo, gli americani Richard Crenna e Chuck Connors, John Huston, Woody Strode che torna a vestire la divisa dell’esercito dopo I dannati e gli eroi di Ford, il grande caratterista peckinpahiano Slim Pickens, il figlio di John Wayne, Patrick, lo scozzese Ian Bannen, il messicano Ricardo Montalban (che tanto per cambiare interpreta la parte di un indiano), gli italiani Fausto Tozzi, Lucio Rosato e Mimmo Palmara (che è il cattivissimo capo apache).
Bella la fotografia di Aldo Tonti e gli esterni in Spagna e Jugoslavia (gli interni, invece, vennero girati a Roma). Un po’ troppo roboante la colonna sonora di Piero Piccioni. La sceneggiatura è del noto romanziere western Clair Huffaker. Burt Kennedy nel suo libro Hollywood Trail Boss, in cui racconta i dietro le quinte dei set dei suoi film western, riporta un’interessante diario dell’avventurosa lavorazione del film.


John Huston, Burt Kennedy e Bekim Fehmiu sul set del film

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