giovedì 25 aprile 2013

i film - Catlow



1971 Catlow

di Sam Wanamaker con Yul Brynner, Richard Crenna, Leonard Nimoy, Daliah Lavi, Jo Ann Pflug, Jeff Corey, Michael Delano, Julián Mateos, David Ladd, Robert Logan, Víctor Israel, Tito García

Il ladro di bestiame Catlow e la sua banda sono inseguiti da uno sceriffo suo ex-compagno d'armi e da un killer professionista assoldato da un suo nemico. Tra attentati reciproci e fughe varie finiscono tutti in Messico, dove Catlow e la sua banda portano a termine un grosso colpo ai danni dell'esercito messicano, recuperando un tesoro sudista. Durante la fuga nel deserto però dovranno vedersela sia con gli apache che con dei bandoleros messicani. 

Tratto da un romanzo di Louis L'Amour, è stato un classico dei palinsesti delle reti private minori degli anni 80. È un western scanzonato, forse un po' troppo frivolo. Ci sono infatti parecchi morti e la violenza non manca, ma c'è anche una diffusa voglia di buttarla se non proprio sul ridere almeno sul sorridente. Il che è sicuramente appropriato nei momenti da commedia, ma rischia di risultare stucchevole nei momenti potenzialmente drammatici. A buon conto le scene migliori del film sono quelle serie e violente, cioè quasi tutte quelle che vedono in scena la presenza di silenziosi e letali apache e il lugubre personaggio del cacciatore di taglie interpretato da Leonard "Mr. Spock" Nimoy, parecchio efficace in una parte alla Lee Van Cleef, anche se alla fine non granché sfruttata dalla sceneggiatura. C'è di tutto e anche di troppo: rurales, bandolers, sceriffi, apache, ladri di bestiame, cacciatori di taglie. Il tutto è frullato con una certa scioltezza e verve, soprattutto grazie ad un montaggio creativo e fantasioso, che esalta le scene d'azione e ravviva qualche momento un po' scontato, tipo una rapina ad un convoglio militare che diventa una specie di balletto.



Yul Brynner con il suo Catlow gioca ad impersonare un personaggio opposto ai suoi soliti, sia a livello caratteriale che estetico. Quindi invece del solito aspetto da ombroso con i vestiti scuri, qui sfoggia un cappello da cowboy di paglia e vestiti di  jeans chiaro, ma soprattutto continua a sorridere e a fare il simpaticone. Il che fa sinceramente a pugni con il suo faccione da beccamorto e il suo ghigno storto. La parte di allegra carogna avrebbe funzionato di più con un Kirk Douglas o un Paul Newman. Molto meglio lo sceriffo dell'ottimo Richard "Colonnello Trautman" Crenna, volto ricorrente di questi tardi western euro-americani, che in quegli anni per un breve periodo fu protagonista di una mezza dozzina di film prima di tornare a fare il caratterista. Le sequenze che lo vedono protagonista in solitaria sono le migliori del film. Un po' posticcia la parentesi romantica tra il suo personaggio e un'aristocratica messicana, ruolo per cui viene sfruttata la breve notorietà che l'attrice Jo Ann Pflug godeva dopo essere stata una delle allegre infermierine di "M.A.S.H.". Più incisivo il personaggio di una bandolera interpretata da una fin troppo scatenata e pasionara Daliah Lavi.

Mistero sul perché, avendo a disposizione due bonone come la Lavi e la Pflug, gli autori non abbiano trovato niente di meglio da mostrare al pubblico che un paio di discutibili nudi maschili: uno nientemeno che di Leonard Nimoy, l'altro del grande caratterista strabico visto in decine e decine di western spaghetti Víctor Israel.



Pur girato con i soldi della Metro-Goldwyn-Mayer è una pellicola più inglese che hollywoodiana, anche perché c'è da considerare che il solido (e non molto personale) regista Wanamaker era americano, ma da anni viveva e lavorava in Inghilterra dopo essere stato in patria vittima del maccartismo. Benché pieno di caratteristi e comparse dei western spaghetti, ancora una volta i modelli italiani non sono quasi tenuti in considerazione. La formula è la solita da buddy movie avventuroso ambientato tra Stati Uniti e Messico. Ma privato dei risvolti amari di modelli di riferminto come El Verdugo e El Condor il gioco rischia di girare a vuoto. Come ad esempio nel finale, dove una bella e tesa sequenza d'assedio, con i protagonisti che sembrano non avere più scampo, si risolve con un troppo provvidenziale arrivano i Nostri. Una soluzione che lascia una sensazione di incompleto.

Pur con questi limiti resta comunque una pellicola divertente, dal ritmo svelto, ben girata e con il giusto numero di efficaci scene d'azione. Soprattutto perché poteva ancora contare sull'abituale budget americano di tutto rispetto. Ma col senno di poi si nota che, come per i western italiani era iniziata la decadenza comicarola, anche per queste operazioni anglo-americane, indecise tra ironia e violenza (si veda anche il coevo Capitan Apache, uscito negli stessi giorni), iniziava a mancare la giusta convinzione. Infatti nel giro di un paio d'anni anche la stagione delle produzioni americane girate in Almeria sarebbe repentinamente tramontata.

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